venerdì 24 marzo 2017

C.K. Harp in racconto: "Un'estate fuori programma" (#1)


Con grande piacere inauguro la nuova rubrica del blog intitolata C.K. Harp in racconto...
M/M e Dintorni ha l'onore di ospitare l'autrice C.K. Harp che ogni settimana ci delizierà con un nuovo capitolo della storia M/M Un'estate fuori programma, che narra le vicende di Roberto alle prese con la classica cotta adolescenziale
Il problema è però che la meta dei suoi sospiri è un ragazzo più grande, figlio del nuovo capo, assolutamente etero. Lui 16 anni, Achille - già... Achille! - 21, i loro mondi sembrano essere agli antipodi. Eppure... Un chick lit in chiave lgbt per prepararci alla bella stagione e sorridere alle occasioni che ci presenta la vita... e un'estate fuori programma.


Capitolo 1

Lo so, lo so. Me lo sto chiedendo anche io, lo giuro. 
Mi sto guardando intorno, tra zucchine e patate, e mi sto chiedendo: come? Come diamine ha fatto Davide, mio cognato, a convincermi? Santiddio, non ci credo! 
Ho sedici anni, una vita davanti, un discreto successo coi ragazzi e attributi di tutto rispetto. 
Soprattutto, ho una cazzo di immagine. Mio cognato questo lo sa: lo sanno tutti! Ho fatto coming out due anni fa, tra lo sconcerto di mia madre e un tic cronico all'occhio destro di mio padre. Mia sorella ha alzato le spalle, mi ha intimato di stare alla larga dai suoi ragazzi (come se li contaminassi col fluido) e si è andata a truccare. Cioè: tutto nella norma (che poi, conoscendola, è stata tanta grazia se si è abbassata a dirmi la sua). Ha tre anni più di me, ma il cervello stenta a decollare, povera ragazza. Forse è per tutto quel cazzo di stucco che si mette sugli occhi, forse, per il velo di gloss sul blush (Cristo santo, una volta non c'era il cazzo di rimmel e basta? Cioè, Tatiana all'Heaven usa quello e un sacco di brillantini...). Vabbe', in ogni caso, lei ha sempre lavorato in estate e io... Io anche voglio i miei soldi! Mi sono stancato di chiedere sempre ai miei, che poi mi chiedono perché e per come e mi ritrovo mia madre in piena notte con la torcia del cellulare che cerca i preservativi per vedere se sono attivo o passivo (l'ultima volta che abbiamo affrontato l'argomento di poco che non la ricoveravano). 
«Oh, eccoti! Roberto, giusto?» 
Mi volto, irrigidito, e mi ritrovo faccia a faccia con un paio di baffi grigi, occhi azzurri messi non proprio benissimo (o faceva il pugile e c'è rimasto, o s'è impigliato a qualche amo da pesca... Il destro tira tutto da una parte. Uhmmm), capelli un po' lasciati lunghi sul collo e camicia stile Hawaii che fa in effetti subito sessantenne di Fregene. Sì, l'età su per giù è quella. Sembra simpatico, ma una voce nella mia testa sta continuando a chiedermi: “Che cazzo ci fai qui? Che cazzo ci fai in una frutteria? Fuggi, sciocco!” 
«Esatto, piacere» replico io, allungando una mano tremolante. Cioè, vorrei risultare sicuro di me, bello e impossibile, ma spararmi tutte le cartucce adesso, all'inizio, con questo che tanto potrei avere anche tre teste e non gli importerebbe, mi sembra uno spreco. 
«Io sono Mario» si presenta. «Davide mi ha detto che sei il fratello della ragazza... Be', di Davide mi fido. Vieni, ti faccio vedere il locale» esordisce, indietreggiando mentre si sfrega le mani. Sì, sembra Mosca, solo che è meno brutto. In effetti da ragazzo non doveva essere proprio male, però adesso... Cazzo, ho sedici anni! Non potete chiedermi di valutarlo sul serio! 
Insomma, ok, ormai ci sto: ballo. Avanzo di un passo, poi un altro... Mi manca di fare la giravolta e poi posso ufficialmente entrare a far parte della famiglia che mi ha generato: non ce n'è uno sano. L'unico normale sono io. Be', sì, per il cinquanta percento della popolazione mondiale maschile non proprio, ma sorvoliamo. 
«Sì., ehm... Davide in effetti mi ha detto che vi serviva un commesso, un...» 
«Un ragazzino di bottega» mi interrompe lui, con un sorriso cordiale. Cordiale un cazzo, mi ha appena detto che devo sgobbare come un mulo e che si divertirà a vedermi soffrire. 
Ok, si può fare: volevo andare in palestra... Potrei non averne bisogno. 
Sì, ma... la paga?
«Ok, e...» 
«Allora» riprende, ignorandomi «qui è dove la mattina si taglia il minestrone. Mirella ti farà vedere come si fa.» 
«Ok... Be' il minestrone non è difficile, mia madre...»
«No, no, dimentica tutto ciò che sai. Qui a Fregene è tutto diverso. La maggior parte dei clienti sono vecchie (da che cazzo di pulpito!) e pretendono cose che neanche sul Titanic» replica, e ride, lanciandomi un paio di occhiate che mi costringono a fare altrettanto. Cioè, era una battuta? Cristo... 
«Qua invece è dove teniamo le olive in salamoia» continua, e a me viene subito in mente l'omino di Roger Rabbit, quello che viene sciolto: olive, non mi avrete. Never in the life! «E qua c'è la cella frigorifera. Allora, il lavoro è abbastanza semplice» prosegue, battendo le mani mentre torna al centro del negozio. «Si attacca alle sette e mezzo la mattina, pausa dall'una alle tre e mezzo, poi dritti fino alle otto. Domande?» 
Sì: la paga? Ancora non me lo ha detto. Ok che è il mio primo lavoro, ma questo tipo mi sembra un po' troppo cordiale. C'è qualcosa sotto... 
«Io non saprei, è che... Non ho esperienza, è la prima volta...» tentenno, asciugandomi le mani sui jeans. Fa un caldo boia, ma mamma si è raccomandata, perché la prima impressione è quella che conta e non bisogna mai presentarsi ai colloqui con i calzoncini. Sudati come una scimmia afgana sì (ok, sì, non me ne frega un cazzo se non esistono scimmie là: sono una zappa in geografia e ci rimango, ok?) ma mai con il vestiario di uno della mia età: che figura ci farei? 
Eh, che figura? 
«Non preoccuparti, ci metterai pochissimo a inserirti. E comunque ti aiuterà Achille, mio figlio» risponde, poi viene un momento distratto da un cliente che vuole tre chili di pomodori da sugo, e io mi alieno un secondo a riflettere sui nomi che ho appena ascoltato. Mi ha parlato di una Mirella, e non ho idea di chi sia, e poi ha nominato suo figlio Achille. Cazzo di nome... Come si fa, dico io, a chiamarsi in un modo così stup... 
«Tu quindi sei quello nuovo?» mi apostrofa una voce alle spalle, quasi annoiata. “Quello nuovo.” Questa qui già mi sta sulle palle. Mi giro e mi ritrovo davanti a una ragazza poco più grande di me, un sorriso falso come le borse dei marocchini in spiaggia, uno sguardo furbetto e stronzo. Sì, confermo: la odio. 
«A quanto pare... Ma non è sicuro.» 
«Certo che è sicuro!» interviene Mario, liberandosi dell'avventore. «E lei è Mirella, la nostra salvezza da quando Achille ha iniziato il corso alla Seitan Airways» continua raggiungendomi con una pacca sulle spalle che potrebbe accartocciare anche un soldato delle SS. Mi parte un polmone alla ricerca del fiato perduto, ma riesco a mantenere l'equilibrio e una certa stabilità sulle gambe, mentre annuisco con un sorriso tirato. Ed è ora che lo vedo. 
E questo... Questo chi cavolo è? Sbatto gli occhi un paio di volte, cercando di non farmi notare da Mario e la figlia di Morgana, e squadro il nuovo arrivato che mi guarda dalla soglia. Sigaretta in mano, maglia aderente su un fisico asciutto, alto non so quanto, ma un bel po' più di me, jeans stretti e... cazzo, occhi azzurri che posso vederli addirittura da qui. Porta i capelli corti, ma la frangia è un po' più lunga e cade sulla fronte (sì, lo so che gli sto facendo la radiografia, ma voi non lo vedete come lo sto vedendo io, ok?) e tanta, tanta roba davanti. Se si girasse un attimo e mi facesse vedere il culo, sono convinto che sarebbe perfetto come quello che vedo adesso. Ma non si gira e, anzi, quando sollevo di nuovo lo sguardo me lo ritrovo a fissarmi. E cazzo: in tutti i luoghi e in tutti i laghi! 
«Ah, eccolo!» esclama Mario, dandomi un'altra pacca sulla spalla - che per poco non ci rimango – prima di raggiungere il pargolo. «Achille, lui è Roberto, il ragazzo nuovo. Ce lo ha mandato Davide e...» 
«Sì, l'ho sentito al telefono poco fa» lo interrompe lui, spegnendo la sigaretta a terra e buttando fuori il fumo di lato. Solo io la sento la musichetta che invade lo spazio, il vento che sospira piano, un raggio di sole che è appena entrato? 
«Tesoro, lascia perdere. È disgustosamente etero» sussurra la regina cattiva al mio orecchio. Mi volto giusto in tempo per osservare il lampo maligno nei suoi occhi, ma non ho tempo di ribattere che sento tossicchiare alle mie spalle e lei si dilegua come una serpe nell'erba alta. 
«Piacere, Achille» si presenta il mio nuovo amico – sì: sarà mio amico, cazzo! - la voce simpatica, un sorriso aperto, una mano callosa (OH MIO DIO: CALLOSA!) che afferro titubante rispondendo alla stretta. «A quanto pare sarai sotto di me...» commenta, arcuando un sopracciglio.
E, cazzo, quanto vorrei fosse vero...


- Vi piace questa nuova rubrica?
Siete curiosi di scoprire cosa succederà al nostro caro Roberto? -

3 commenti:

  1. Okay. Finalmente ho cinque minuti di tempo e posso leggere cosa la mente contorta e un po’ crudele della cara Harp ha creato. u.u Commenterò random mentre leggo, quindi i commenti potrebbero non avere senso, capitemi! XD!

    Mi ritrovo mia madre in piena notte con la torcia del cellulare che cerca i preservativi per vedere se sono attivo o passivo
    AHAHAHAHAHAHAHAH *rotolo*

    Fuggi, sciocco!
    Ma solo io ho sentito la voce di Gandalf nella testa che intima agli Hobbit: «Fuggite, sciocchi!» 😂

    E cazzo: in tutti i luoghi e in tutti i laghi!
    Ti farà piacere sapere che sto cantando, adesso! 😂 Se Marito si sveglia e mi lancia delle maledizioni, ti darò tutta la colpa! 😂

    «A quanto pare sarai sotto di me...»
    Achille, Achille... ‘Ste proposte indecenti a un povero bambino innocente con gli ormoni in subbuglio... Non si fa! u.u

    Bene! u.u Vado subito a leggere il due! <3

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    1. Ahahahauahauaaua fantastica xD Grazieeeeee!!!

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    2. MUORO! I tuoi commenti mi fanno sempre morir dal ridere! Ti stimo sorella!

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